City Tax: una legge contra personam

Cari property manager, bentornati sulla nostra pagina per il consueto appuntamento del venerdì.

Oggi tratteremo un argomento che ci riguarda molto da vicino e, proprio per questo, ha reso necessario l’intervento di due membri illustri della nostra associazione: il tema in questione è quello inerente alla City Tax.

Come molti di voi già sanno, Property Managers Italia è sempre stata contraria ad un aumento della tassa di soggiorno, a maggior ragione se le sue modalità attuative sono quelle paventate dal decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2020. In pratica, stando a quanto approvato in commissione Finanze alla Camera, i comuni che superano di 20 volte con presenze turistiche il numero dei residenti potranno incrementare la tassa di soggiorno fino a 10€ a persona!

La cosa davvero incredibile, è che il conteggio delle presenze non sarà regolato sugli arrivi, bensì sul numero di notti trascorse nella località: un aspetto che sfavorisce in maniera evidente gli affitti in determinate zone, come quelle balneari, che rappresentano storicamente uno dei mercati di riferimento principali per i property manager.

In pratica, i comuni potranno fare deliberatamente cassa sulle spalle del settore turistico extra alberghiero e degli operatori che lo compongono.

In virtù di quella che è a tutti gli effetti un’ingiustizia e nel rispetto del nostro ruolo di tutori dei diritti dei nostri associati, non potevamo tacere.

Per questo motivo siamo intervenuti, attraverso il Presidente di Property Managers Italia – Stefano Bettanin – e del nostro Esperto Fiscale – Sergio Lombardi – per manifestare la nostra disapprovazione evidenziando la miopia di una manovra simile.

Riportiamo di seguito le loro dichiarazioni in merito, rilasciate ad alcuni tra i principali organi d’informazione del settore.

“Una norma che così concepita va a punire soprattutto il settore extralberghiero – spiega Bettanin – dove è noto come i turisti hanno una permanenza media più lunga rispetto al settore alberghiero. Una mossa miope che ci auguriamo venga corretta prima che questa legge arrivi all’approvazione definitiva, dato che rischia di incentivare l’abusivismo e minare la competitività della travel industry italiana. Trovo inaccettabile che il turismo, tanto celebrato in campagna elettorale come risorsa dell’Italia, alla prova dei fatti venga usato solo come sistema per fare cassa”. 

È palese, infatti, che una manovra di questo tipo, con l’aumento dei costi che comporta, allontani i turisti dal nostro Paese indirizzandoli verso mete straniere.

A tal proposito, incalza Lombardi: “Un aumento dell’imposta di soggiorno come quello in discussione avrebbe solo effetti negativi per il settore ricettivo con perdita complessiva di prenotazioni, aggravio di commissioni interbancarie e aumento di responsabilità contabile per i volumi di tassa gestita. Se proprio va modificata la City Tax, si introducano piuttosto strumenti che garantiscano l’incasso per i Comuni, semplificando le attività degli operatori, come gli accordi con le OTA e un canale di riscossione dedicato, attraverso POS del Comune. Oppure si decida di premiare chi lavora gratuitamente per riscuotere l’imposta di soggiorno: la gestione comporta ore di lavoro e un livello di responsabilità che andrebbe in qualche modo ricompensato, magari proprio con una quota del gettito raccolto”.

In altre parole, siamo di fronte ad una mossa che potrebbe rivelarsi un boomerang dagli effetti devastanti per il turismo nazionale.

L’Associazione è come sempre in prima linea per tutelare i diritti dei suoi iscritti, riportando la loro voce e le loro istanze presso gli organi competenti… e mai come questa volta siamo pronti a lottare contro quella che, a tutti gli effetti, è una mossa priva di senso e lungimiranza.

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