Locazioni brevi e Decreto Milleproroghe: un appello che deve essere ascoltato

Cari Property Manager,

condividiamo con voi questo messaggio riguardante le locazioni brevi e il Decreto Milleproroghe inviatoci da un nostro associato.

Occorre assolutamente sensibilizzare l’opinione pubblica sulla questione, perché coinvolge tutto il territorio italiano ed è di fondamentale importanza offrire la giusta informazione in materia.

 

Gentilissima/o,

ho appreso dell’emendamento numero 7.30, riguardante le locazioni brevi, a firma deputati Pellicani e Di Giorgi (PD), inserito all’interno del cosiddetto Decreto Milleproroghe (AC 2325) all’esame in prima lettura delle Commissioni riunite Affari Costituzionali e Bilancio della Camera.

Le scrivo per esprimerle la mia forte preoccupazione, in particolare legata ai seguenti punti:

– Innanzitutto trovo molto pericoloso modificare interi quadri normativi a colpi di “emendamenti” che operando in modalità di “taglia e cuci”, rischiano di produrre effetti imprevisti nel gioco tra combinati e disposti

– La definizione dei criteri di imprenditorialità delle locazioni brevi è un tema che va affrontato in concertazione con le diverse parti e tenendo in considerazione i diversi aspetti che riguardano tanto le grandi città, quanto i piccoli borghi e sicuramente senza inserire nella normativa un criterio presuntivo irragionevole che valga solo “nelle more” dell’approvazione di un altro regolamento (come se in Italia non ci fosse già sufficiente confusione normativa)

– L’introduzione a livello comunale di un limite al numero delle locazioni brevi ed alla loro durata costituisce un’invasione della libera disponibilità della proprietà privata costituzionalmente garantita che merita un approfondito esame dei suoi rilievi che i tempi del provvedimento in esame ovviamente non consentono

– Ancora, l’introduzione di un limite annuale di ‘notti’ da parte dei comuni appare come una misura inefficace e controproducente per contrastare il fenomeno dell’overtourism e del turismo ‘mordi e fuggi’ che si presenta in alcune (poche) nostre città d’arte. L’offerta di alloggi, infatti, si concentrerebbe solo in alta stagione, contraendosi nei periodi più utili per la crescita delle economie locali, favorendo inoltre la concentrazione di questa attività in capo a grandi gruppi soprattutto stranieri, penalizzando i piccoli privati italiani che a tutt’oggi sono l’ossatura di un sistema che funziona con grande successo.

– Questo emendamento impone inoltre un ulteriore step burocratico in capo ai proprietari (la necessità di una ‘licenza’ comunale), che andrebbe ad aggiungersi ai codici regionali già attivi e al prossimo codice nazionale in discussione. I 200.000 host italiani sono favorevoli a un quadro normativo complessivo che favorisca ulteriormente la piena messa in regola dell’ospitalità in casa, non a un’iniziativa ‘disordinata’ che aumenti la burocrazia e generi un impatto economico negativo su milioni di famiglie (considerando l’indotto del nostro settore).

Il turista che prenota un appartamento su una piattaforma online per essere ospitato in una casa spesso soggiorna in quartieri poco battuti, si muove in gruppi di 3-4 persone, e distribuisce la propria spesa in esercizi commerciali – ristoranti, negozi etc. – di vicinato, alimentando le economie locali, con un impatto economico stimato di 10 Miliardi di euro (2018).

Le soluzioni per promuovere un turismo responsabile e sostenibile, destagionalizzare, disperdere i flussi e agire nella piena legalità esistono, ma sono altre rispetto a quanto contenuto in questo emendamento, che non ha previsto alcun confronto preventivo e che rischia di avere un forte effetto negativo sull’economia del nostro paese: rallentandola, appesantendola, limitandola e colpendo uno dei pochi settori in crescita.

Mi auguro che l’emendamento possa essere ritirato e che possa riprendere un confronto organico nelle sedi opportune, e con i parlamentari coinvolti, per arrivare nei giusti tempi alla definizione di una legge organica sul turismo in Italia.

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